Kafka e la bambola viaggiatrice

Quando avevo quindici anni, una giovane e bravissima supplente d’italiano di cui tristemente non ricordo il nome mi fece leggere Kafka. Per la verità mi fece leggere anche un sacco di altre cose. Sembrava che conoscesse qualsiasi libro pubblicato sulla faccia della terra, sembrava che se li ricordasse tutti e ce ne parlava con semplicità, disinvoltura  e onestà, senza voler far passare per forza qualsiasi titolo come un capolavoro imperdibile. Mi ricordo che quando parlava di Storia di una capinera di Verga, per esempio, diceva: che angoscia. Il che effettivamente mi pare tuttora una recensione onesta.

L’incontro con questa supplente mi spalancò un mondo. Sono tre giorni che ho il suo nome sulla punta della lingua, magari prima o poi mi verrà. Comunque è una persona che vorrei ringraziare. Quell’anno mi ricordo di aver letto di tutto per merito del suo incoraggiamento: Dracula, Delitto e castigo, Frankenstein, Cime tempestose. E poi Kafka, La metamorfosi: che angoscia, pensai dopo averlo finito. Anche questa mi pare tuttora una recensione onesta. E così, pur provando una certa pena per il povero Franz che si sentiva uno scarafaggio, decisi che Kafka grazie, ma basta così. Sono passati vent’anni da allora, e non mi è mai venuto in mente di riprovarci con lui. Fino a qualche giorno fa.

Il merito non è della saggezza che viene con l’età (…ma quando mai?!), ma di un bellissimo libro che da qualche giorno mi è capitato tra le mani: Kafka e la bambola viaggiatrice, di Jordi Sierra i Fabra (Salani, 2010, 120 pagine). In realtà credo sia pensato come un libro per ragazzi visto che fa parte della collana “Gl’Istrici” della Salani, ma secondo me va bene per qualsiasi età ed è perfetto per ritrovare un po’ di calore in queste piovose giornate autunnali.

La storia, realmente accaduta, ci è stata tramandata da Dora Diamant, l’ultima compagna di Kafka. Nel 1923, l’anno prima di morire, lo scrittore abitava a Berlino con Dora e tutti i giorni andava a fare una passeggiata al parco Steglitz. Una mattina d’inizio estate però la sua pacifica routine viene turbata dalla vista di una bambina che piange sconsolata. Sulle prime Kafka non sa che fare, non è abituato ad avere a che fare con i più piccoli:

I bambini erano materia proibita, esseri ad alta pericolosità, un misto di sorrisi e lacrime alternate, nervi ed energia a fior di pelle, domande a raffica e assoluto sfinimento. Per questo lui non aveva figli.

Ma tutto quel sentimento…

Per di più la bambina è da sola, e così alla fine anche il riluttante scrittore si decide a comportarsi come farebbe qualsiasi adulto responsabile. Va dalla bambina e le chiede perché piange. Non si è persa e non si è fatta male, ma allora che è successo?

La bambina ha perso la sua bambola. E «il legame tra una bambina e la sua bambola è tra i più forti dell’universo», questo lo capisce persino Kafka, che di bambini non sa niente. Cosa si può fare davanti a un simile dramma? Un adulto qualsiasi avrebbe asciugato le lacrime della bambina e l’avrebbe esortata a tornare a casa. Kafka invece cerca di fare amicizia con la piccola Elsi e le dice di essere il postino delle bambole. Brigida, la bambola di Elsi, non si è persa ma è partita per un bellissimo viaggio. Ha anche scritto una lettera per Elsi ma Kafka, da postino sbadato, è uscito da casa di corsa e l’ha dimenticata. E così Elsi, incuriosita dalla strana storia, smette di piangere. Sollevato, Kafka le fa una promessa: l’indomani al parco le porterà la lettera di Brigida. E siccome ha capito che «con i bambini non si scherza», subito dopo lo scrittore torna a casa con una missione serissima. Deve scrivere la lettera.

La storia sarebbe già bellissima così, ma Dora Diamant ci dice che Kafka scrisse lettere alla bambina per tre settimane, raccontando i viaggi della formidabile Brigida. Siccome però le vere lettere di Kafka non sono mai state ritrovate, Jordi Sierra i Fabra ha dovuto lavorare d’immaginazione. Le sue lettere sono avventurose, divertenti e piene di una meravigliosa tenerezza. Brigida racconta ad Elsi quello che vede in giro per il mondo, e ringrazia la bambina per averle fatto il dono più prezioso di tutti: la libertà.

Un giorno, quando smetterò di scriverti, entrambe sapremo che l’una senza l’altra non saremmo potute arrivare tanto lontano. Ognuna di noi vivrà nella memoria dell’altra, e questa è l’eternità, Elsi, perché il tempo non esiste al di là dell’amore. So che hai pianto quando me ne sono andata. Ma voglio che tu rida e canti e pensi sempre che il futuro non è un problema da risolvere ma un mistero da scoprire…

Per quanto incantevole, una corrispondenza così non sarebbe potuta durare in eterno. Non sappiamo come Kafka abbia deciso di concludere le lettere della bambola nella vita reale; il Kafka di questo libro riesce a trovare un lieto fine che qui non scriverò, ma che mi ha riempito il cuore di tenerezza.

Illustrazione di Isabel Torner
Illustrazione di Isabel Torner

Ora… dopo aver letto un libro così lieve e così bello, mi sono fatta un paio di domande. Come mettere insieme i pezzi del puzzle? Che c’entra l’angoscia terribile della Metamorfosi con una persona che è stata capace di scrivere per quasi un mese delle lettere a una bambina che aveva perso la sua bambola?

E così sono andata a leggermi qualche notizia sulla vita di Kafka. Poveretto, ho pensato. In Kafka e la bambola viaggiatrice affiora qualche frammento: l’incombere della malattia, la dolcezza del rapporto con Dora, l’ansia del futuro dopo il massacro della prima guerra mondiale. Mi sa che devo riprendere in mano la situazione e prima o poi convincermi a rileggere La metamorfosi. Oppure ad affrontare Il processo o Il castello… Chissà, magari penserò lo stesso: che angoscia. Però è anche vero che uno spirito tanto tormentato da scrivere di un tale che si trasforma in uno scarafaggio è lo stesso che ha fatto finta di essere il postino delle bambole per consolare una bambina. Uno così una seconda possibilità se la merita.


Per chi fosse interessato anche al cinema d’animazione, vorrei anche aggiungere che c’è un corto in preparazione su questa bellissima storia, dal titolo Kafka’s Doll. Questa è la pagina Facebook ufficiale del progetto: https://www.facebook.com/kafkasdoll/

Non vedo l’ora che esca!

11021432_900917159950965_2437884668729547597_o
Concept art per Kafka’s Doll, acquerello di Emanuele Pavarotti

14195483_1259614444081233_4065399884403670744_o

 

Annunci

2 pensieri riguardo “Kafka e la bambola viaggiatrice

  1. Post delizioso e interessante, come sempre! 🙂 Non conoscevo questo frangente della vita di Kafka, o forse non lo ricordavo. Pare anche adatta, questa storia, per un libro destinato all’infanzia, anche se tuttavia la narrativa kafkiana necessita di riletture e sedimentazioni varie, quindi di tempo, di molto tempo, e sicuramente di un’età adulta per essere apprezzata al meglio. Sto proprio rileggendo in questi giorni alcuni suoi racconti, di cui forse farò un accenno nel prossimo articolo, anche se non sarà dedicato all’autore praghese…

    Piace a 1 persona

    1. Ma grazie! 🙂
      Neanche io conoscevo la storia prima di leggere questo libro. Allora aspetterò fiduciosa il tuo prossimo articolo… Nel frattempo vediamo se riesco a riprendere in mano Kafka pure io!

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...