Sulle tracce dei Moschettieri

Leggere è viaggiare, lo penso sempre ed è una benedizione quando non posso muovermi. Poi, quando viaggio davvero, mi capita ogni tanto di visitare i luoghi descritti nei libri e, se sono libri che amo, mi sembra di entrare dentro le pagine rivivendo emozioni forti e situazioni avventurose, ho quasi l’impressione di poter incontrare i miei personaggi preferiti appena svoltato l’angolo… sì, ho una fervida immaginazione.

La prima volta che mi è successo è stato per caso, tanti anni fa, quando studiavo a Parigi e con altri tre ragazzi italiani organizzammo una gita al castello di Vaux le Vicomte. È un posto meraviglioso, da favola veramente: ho ancora davanti agli occhi le sale lussuose, i giardini fioriti, le fontane e un bosco pieno di narcisi, ma la cosa che ricordo meglio, e che mi fa ancora sorridere ogni volta che ripenso a quella gita, è la curiosa, esaltante sensazione, che mi accompagnò tutto il giorno, di essere finita dentro a un romanzo di Dumas. Avrei potuto imbattermi in d’Artagnan e Aramis da un momento all’altro, avrei potuto partecipare alla grande festa organizzata in onore del Re… In quell’occasione scoprii che leggere certi libri rende vivi certi luoghi, e che alcuni luoghi ci parlano perché conosciamo le loro vite precedenti, le loro vite nascoste.

Dopo Vaux le Vicomte, mi è sempre piaciuto andare alla ricerca di quella sensazione. L’ho cercata a Parigi l’anno scorso e quest’anno ci ho riprovato, grazie alla complicità di Lui e ai suggerimenti di una storica francese appassionata dei Moschettieri tanto quanto me, organizzando una vacanzina di una settimana in quella che una volta si chiamava Guascogna. Dico una volta perché ora è diventata il dipartimento del Gers, che tristezza. Comunque. Lo sapevate che i tre (quattro) Moschettieri sono esistiti per davvero?

D’Artagnan si chiamava Charles de Batz Castelmore d’Artagnan e veniva da Castelmore, frazione di un paesello di nome Lupiac, che al momento conta poco più di 300 abitanti e che si potrebbe serenamente definire “buco della Guascogna”. È un grazioso, ordinato e deserto posticino molto adatto a chi cerca la pace dei sensi e l’isolamento degli eremiti. L’unica persona che ci abbiamo incontrato è stata la gentile signora che gestisce il museo d’Artagnan, che è il paradiso degli esaltati come me e dei collezionisti di libri di cappa e spada (se siete invece persone normali, non è una meta indispensabile). Nella piazza del paese, deserta anche quella, si trova una bella statua equestre del mio eroe. Mi piace pensare che gli assomigli.

Guascogna (39)

Guascogna (46)

Abbiamo scoperto che la seconda domenica di agosto si svolge ogni anno in paese il festival d’Artagnan, con tanto di corteo in costume. A occhio e croce credo che sia l’unico giorno vivace dell’anno per gli abitanti di Lupiac. A pochi minuti dal paese si trova poi il castello di Castelmore, dove d’Artagnan nacque e abitò da ragazzo, prima di partire per Parigi come racconta anche Dumas.

Guascogna (55)

A vedere le stradine strette e le campagne verdi e tranquille che lo circondano, mi pare quasi di trovarmelo davanti, questo giovanotto a cavallo pieno di belle speranze mentre se ne va spedito al galoppo verso la capitale, per mettersi al servizio del Re…

Poi ci siamo spinti più a sud, nel Béarn, verso i Pirenei e il confine con la Spagna. Abbiamo visto le rovine del castello di Athos, che si chiamava Armand de Sillègue d’Athos e morì giovane in un duello a Parigi, probabilmente senza mai incontrare d’Artagnan.

Guascogna (123)

Abbiamo visto quel che rimane (molto poco, a dire il vero) dell’abbazia di Aramis, che si chiamava Henry d’Aramits ed era un gentiluomo protestante, nonché abate laico, che fu moschettiere per qualche anno.

Guascogna (141)

Abbiamo pernottato nel castello di Porthos, che si chiamava Isaac de Potheau. Il castello è ristrutturato ma vero, un castelletto da signorotto di campagna con le scale di legno che cigolano e le travi sui muri. Ora è un bed & breakfast, ma per me dormire lì è stato come essere invitata dal barone Porthos du Vallon de Bracieux de Pierrefonds in persona…

Guascogna (145)

Abbiamo visto il castello di Monsieur de Tréville, capitano dei Moschettieri, perché ho scassinato il cancello di un giardino e abbiamo incontrato un giardiniere gentile. Abbiamo cercato di scassinare pure il portone della chiesetta là vicino per vedere anche la tomba di Tréville, ma quella storia delle forcine funziona solo nei film e comunque io avendo i capelli corti le forcine non le uso, quindi niente.

Guascogna (132)

Il viaggio è stato divertente come una lunga caccia al tesoro. Abbiamo girato a lungo sulle colline fra campi di girasoli e campi di granturco, in paeselli piccoli e tranquilli, dove tutti ci guardavano chiedendosi chi fossimo e cosa ci facessimo lì. A vedere come è tutto fermo e pacifico da quelle parti ho capito perché partire per Parigi a servire il Re a quei tempi doveva sembrare una sferzata di vita per qualsiasi giovane con una qualche ambizione.

Poi la nostra vacanza ha preso una piega più mondana: siamo stati a Saint-Jean-de-Luz, una deliziosa cittadina sulla costa atlantica vicinissima al confine con la Spagna, tutta colorata e piena di vita, abbiamo visto le onde dell’oceano a Biarritz, abbiamo visitato Bordeaux, siamo saliti sulla duna più alta d’Europa e siamo passati dal Medioevo delle fortificazioni di Carcassonne al futuro della Cité de l’Espace a Tolosa. È stato bellissimo. Ma soprattutto quei giorni passati un po’ all’avventura in mezzo alla campagna, a seguire le tracce dei Moschettieri come due detective, non me li dimenticherò mai…

Guascogna (270)

Per noi le prossime vacanze arriveranno a Ferragosto. Sarà un viaggio più lungo e più lontano e sono emozionatissima a pensarci anche se i libri non c’entreranno granché. Tranne un giorno. Il giorno per cui mi sono intestardita e ho fatto in modo di prenotare un traghetto per arrivare su un’isoletta dell’Atlantico. Quell’isoletta da cui partì il Pequod con un capitano pazzo, che voleva dare la caccia a una balena bianca…

E voi? Avete mai organizzato delle vacanze nei luoghi dei vostri libri del cuore?

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8 pensieri riguardo “Sulle tracce dei Moschettieri

  1. Allora hai avuto la ventura di dormire in un castello! Il mio sogno di sempre, ossia quello di una principessa che vive nell’epoca sbagliata 😉 Bellissimo il tuo viaggio, altrettanto le fotografie. Oh, già ti vedo sorridente, a Ferragosto, sull’isola di Nantucket…

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    1. Sì! Bellino il castello, anche se non era proprio come quelli grandi e pieni di torri e torrette.
      Sai ogni tanto penso pure io di essere nata nell’epoca sbagliata. Poi però mi ricordo dell’esistenza della doccia, degli aerei, del telefono e tutto sommato mi riconcilio con questo secolo… 😀

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