Cyrano quello vero

Quando si parla di Cyrano de Bergerac, in genere tutti pensano a uno spadaccino dalla lingua pronta e dal naso lunghissimo che sussurra nell’ombra parole d’amore a una donna innamorata di un altro. Ah, l’apostrofo rosa fra le parole t’amo… Rossana che è un po’ rimbambita e non capisce praticamente nulla fino all’ultima pagina… Cristiano che è così attraente però non sa mettere insieme due parole in croce… Tutto molto bello, no? Solo che questo è il Cyrano di Edmond Rostand. Poi c’è anche il Cyrano quello vero, ed è tutta un’altra storia.

Il Cyrano quello vero si chiamava Savinien de Cyrano de Bergerac… insomma Cyrano era il cognome, pensa te. Era di Parigi, non guascone come scrive Rostand, e il fatto che nella Parigi del Seicento girassero in carne ed ossa sia lui che Charles de Batz Castelmore d’Artagnan (cioè d’Artagnan quello vero) è la cosa che più di tutte mi fa rimpiangere il fatto che non sia ancora stata inventata la macchina del tempo.

Come il Cyrano di Rostand, anche quello vero fu un abile spadaccino e un talentuoso scrittore in prosa e in versi, perennemente squattrinato e, a giudicare dai ritratti che ci sono arrivati, davvero dotato di un naso di una certa importanza.

Savinien_de_Cyrano_de_Bergerac

A vent’anni si arruolò come cadetto volontario nella Compagnia delle Guardie con cui partecipò a qualche battaglia importante, ma la sua carriera militare finì presto a causa di alcune gravi ferite di guerra. Nonostante questo, rimase uno dei migliori spadaccini della sua epoca e, una volta tornato alla vita civile, divise il suo tempo fra la frequentazione dell’ambiente mondano parigino e le lezioni di scherma. Nel 1645 si ammalò, probabilmente di sifilide, e trovandosi costretto ad abbandonare ogni velleità di combattimento si dedicò allo studio delle opere degli scienziati che in quegli anni stavano rivoluzionando la concezione del mondo, come Copernico, Keplero e Galileo. Ebbe uno spirito arguto e polemico e fu uno degli scrittori più estrosi del Seicento francese: scrisse opere teatrali, testi satirici, epistole e due racconti fantastici dal contenuto filosofico, L’altro mondo o gli stati e gli imperi della Luna e Gli stati e gli imperi del Sole. Morì a soli trentasei anni, nel 1655, malato, solo e in pessime condizioni economiche.

Quando mi sono trovata di fronte al vero Cyrano, all’inizio sono rimasta un po’ male. E Rossana? E l’apostrofo rosa? Niente, pare che non ci siano state donne importanti nella sua vita. D’altra parte, se aveva preso la sifilide a venticinque anni, posso pure capire una fine precoce dei bollenti spiriti… Poi però ho letto L’altro mondo o gli stati e gli imperi della Luna e ho pensato che magari Cyrano quello vero sarà pure stato meno romantico del personaggio di Rostand, ma cavoli quanto mi sarebbe piaciuto farci due chiacchiere! Brillante, irriverente, colto, comico e moderno. Com’è che quasi tutti si sono dimenticati di lui?!

L’altro mondo è la storia di un viaggio sulla Luna. Nel 1610 Galileo col Sidereus nuncius aveva annunciato al mondo le sue scoperte fatte grazie al telescopio: tra le altre cose, aveva scritto che la Luna ha una conformazione simile a quella terrestre, con valli, montagne e crateri, e questa fu una rivelazione per gli uomini del Seicento. Diversi autori iniziarono a immaginare la Luna come un mondo popolato, analogo al nostro, e crearono racconti fantastici a volte per divulgare la nuova astronomia, altre volte per prendere in giro usi e costumi largamente diffusi, spesso affermando cose che non avrebbero mai osato esternare in contesti più realistici. Parlare della Luna insomma era anche un modo di liberarsi dalle convenzioni sociali della Terra, e gli scrittori del Seicento decisero di approfittarne.

Cyrano, che aveva uno spirito polemico niente male (su questo Rostand non si è inventato nulla, bisogna ammetterlo), scrisse L’altro mondo con l’intenzione di criticare la maggior parte delle opinioni diffuse ai suoi tempi. Mi rendo conto che messa così la faccenda non sembra particolarmente attraente, ma per fortuna il nostro uomo era anche dotato di un bell’umorismo (pure su questo Rostand aveva ragione): non gli sfuggiva né l’ironia della vita quotidiana né la comicità involontaria dei cosiddetti sapienti convinti di avere tutta la verità in tasca, e sapeva ridere di gusto. Io mentre lo leggevo pensavo a Voltaire. Quanto si sarebbero piaciuti se si fossero incontrati! Perché sì, Cyrano sfrutta il suo viaggio sulla Luna per difendere la teoria eliocentrica, per parlare della pluralità dei mondi e dell’infinità dell’universo, e certamente per attaccare le convenzioni sociali più antiquate, ma lo fa sempre con leggerezza. Gli episodi del suo racconto scorrono veloci e i discorsi seri sulla morale, la religione e la scienza si alternano senza soluzione di continuità a situazioni e dettagli francamente ridicoli. Ad esempio la partenza di Cyrano per la Luna non ha nulla di serio o di epico: al primo tentativo il novello astronauta sbaglia destinazione, al secondo si schianta giù da una collina con la sua macchina volante e al terzo, quello buono, finisce nel Paradiso terrestre (o meglio, lunare) in cima all’albero della vita, con la famosa mela spiaccicata sulla faccia…

Cyrano aveva anche la rara dote dell’autoironia: nel suo Altro mondo gli abitanti della Luna hanno tutti il naso lungo, tanto da poterlo usare come una meridiana per misurare l’ora, e ne sono ben felici perché il naso lungo è sempre il segno distintivo di «un uomo spirituale, prudente, cortese, affabile, generoso e liberale». Insomma, mi sa che Rostand ci aveva preso pure sul naso… Non che questo sia fondamentale, ma mi ha fatto sorridere scoprirlo. In realtà ho sorriso e ho riso spesso leggendo Cyrano, ho pensato mannaggia che è morto così giovane, brillante com’era chissà che altro avrebbe potuto scrivere… A dire la verità ogni tanto ho anche avuto l’impressione che fosse una di quelle persone che non sanno prendere nulla sul serio, neppure le proprie opinioni, ma poi mi sono dovuta ricredere, perché in realtà c’era una cosa che per lui era importante e serissima, una cosa su cui era ostinato e irremovibile: la libertà di pensiero, che non era così comune nel Seicento. Cyrano batte e ribatte su questo punto a più riprese e scrive che nessuno può costringere nessun altro a pensarla diversamente da come la pensa, su qualsiasi argomento, perché chi non è convinto farà soltanto finta di aver cambiato idea. Il che oggi ci sembra ovvio; il Seicento però era il secolo dell’Inquisizione, e quella che adesso è un’affermazione banale all’epoca poteva essere una verità pericolosa.

Mi sono soffermata a considerare questo aspetto quando ho letto un episodio curioso del racconto. Sulla Luna la libertà di pensiero non è permessa, proprio come sulla Terra, perché L’altro mondo è tutt’altro che un’utopia; così, quando Cyrano osa affermare in presenza di alcuni cortigiani che la Terra è un mondo abitato, al quale la Luna fa semplicemente da satellite, le gerarchie ecclesiastiche lunari vengono immediatamente informate dell’accaduto e, indignate, costringono il protagonista all’abiura. Cyrano deve perciò girare per tutte le maggiori piazze della città in cui si trova, gridando:

Gente, io vi dichiaro che questa Luna non è una Luna ma un Mondo; e che quel Mondo laggiù non è un Mondo, ma una Luna. Questo è ciò che i sacerdoti trovano conveniente che voi crediate.

Che vi ricorda?

Galileo, ovviamente Galileo. L’allusione è voluta ed evidente. Se si tiene conto che il processo all’astronomo risale al 1633, cioè a nemmeno vent’anni prima della composizione dell’Altro mondo (1648-1649), bisogna riconoscere che la presa di posizione di Cyrano è netta e coraggiosa. Il suo infatti non è soltanto un racconto fantastico dove si accumulano dettagli comici e discussioni più serie sulla scienza e sulla morale, ma è anche un’amara denuncia: per avere la possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero bisogna andare fino all’altro mondo, sembra volerci dire Cyrano. Ma non è detto che sia sufficiente.


Per chi legge senza difficoltà il francese, L’altro mondo o gli stati e gli imperi della Luna è disponibile gratuitamente in pdf a questo link.

Per chi volesse approfondire, segnalo Cyrano sulla luna, un bell’articolo scritto da Italo Calvino per “La Repubblica” nel 1982, ora pubblicato anche in Perché leggere i classici. Secondo Calvino, Cyrano «non vuole tanto illustrare una teoria o difendere una tesi quanto mettere in moto una giostra d’invenzioni che equivalgano sul piano dell’immaginazione e del linguaggio a quel che la nuova filosofia e la nuova scienza stanno mettendo in moto sul piano del pensiero. Nel suo Altro mondo non è la coerenza delle idee che conta, ma il divertimento e la libertà con cui egli si vale di tutti gli stimoli intellettuali che gli vanno a genio. È il conte philosophique che comincia: e questo non vuol dire racconto con una tesi da dimostrare, ma racconto in cui le idee appaiono e scompaiono e si prendono in giro a vicenda, per il gusto di chi ha abbastanza confidenza con esse per saperci giocare anche quando le prende sul serio».

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