L’apertura mentale…

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Qualche sera fa ho incontrato una signora di una certa età, una signora colta e interessante. Ha visto il mondo, ha fatto scelte coraggiose, ha una vita piena, ha una figlia un po’ più grande di me di cui va orgogliosissima.

Eppure… Quella signora, parlando di sua figlia, a un certo punto ha detto: «Sapete, la grande batosta me l’ha data quando ha scelto di fare il liceo classico. E poi ha scelto di fare lettere, un’altra batosta. Una persona intelligente come lei doveva fare una facoltà seria, impegnativa, tipo medicina!»

Certo, perché notoriamente quelli che si iscrivono a lettere sono tutti stupidi.

Alla conversazione si sono poi aggiunte perle memorabili su Dante, «quelli che scrivono pagine e pagine su Dante, ma che palle!» (sì perché in fondo… ma che ci sarà mai da dire ancora su Dante?!), e su di me che amavo tanto studiare latino, «ma a che serve il latino, e poi comunque il latino mica serve capirlo, basta imparare a memoria, no?»

Al che un’altra signora di una certa età ha risposto che anche l’italiano bisogna capirlo. Grazie al cielo un po’ di buon senso, ho pensato.

Quanto a me, ho detto qualcosa sull’apertura mentale che la letteratura stimola, ma quando la signora ha sentenziato: «no guarda, io e te parliamo lingue diverse», ho deciso di restarmene sulle mie, perché non potevo mica mandare a stendere a casa d’altri una che ha cinquant’anni più di me. Poi c’è anche un altro fatto: non è solo questione di buona educazione, è anche questione di carattere. Io non sono la persona più estroversa del mondo, nonostante la chiacchiera facile e il visino sorridente possano spesso indurre le persone a pensare il contrario. Io non credo valga la pena aprirsi con chiunque. Con questo non intendo dire che non discuto e non argomento con gente che la pensa diversamente da me; ma se mi trovo davanti a una simile ottusità semplicemente abbondono il campo: che parlo a fare? Forse avrei potuto sinteticamente rispondere che studiare lettere serve se non altro a evitare di dire certe cretinate, ma in fondo sarebbe stato come parlare al muro. E così sono stata zitta.

Eppure scrivo qui perché il ricordo di quella serata mi irrita ancora profondamente. Magari l’ho presa troppo sul personale, dato che in questo triste paese si sente parlare fin troppo spesso dell’inutilità degli studi umanistici e quella brillante signora non è la prima e non sarà l’ultima a fare certi discorsi. Però il punto è questo: io ho studiato lettere antiche, ho un dottorato di ricerca in letteratura latina e ora faccio un lavoro che non c’entra niente con tutto questo; ma nel tempo libero, tra l’altro, scrivo una tesi per laurearmi in lettere moderne. Quindi sì, la prendo sul personale perché per me è personale, eccome se lo è. Il tempo che ho passato e che passo a studiare letteratura, e storia, e filosofia, è tra le cose più belle e personali della mia vita. È una delle cose che più hanno contribuito a rendermi la persona che sono, che mi hanno definito. E il tempo che ancora passo a leggere e scrivere, per svago o per studio, mi aiuta sempre: ad arricchirmi, a incuriosirmi, a divertirmi, a commuovermi, a immedesimarmi negli altri, a cercare nuove prospettive, a usare l’immaginazione, a capire e a farmi capire. E anche a portarmi altrove, nei momenti in cui provo ansia, fastidio o semplicemente noia a stare dove sto. Certo non pretendo che un’anziana signora appena conosciuta debba capire tutto questo di me o anche solo pensarla come la penso io: ma sarebbe simpatico se le venisse almeno in mente di guardare un pochino più in là del proprio naso e dei suoi intelligentissimi, utilissimi, scientificissimi studi di statistica. E per la cronaca il mio Lui è uno che la statistica la insegna, quindi non è che ce l’ho con la categoria o con quel genere di materie: è solo che ho incontrato una persona dalla mente ristretta. Chissà, forse un po’ di letteratura le avrebbe aperto molti orizzonti…

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D’altra parte devo anche dire che frequentare molto i libri rende esigenti, anche – e forse soprattutto – nella scelta delle persone da frequentare. Come diceva quel gran personaggio che era Ottavio Missoni:

Guardi che la lettura è miracolosa. Con pochi euro si può passare una serata con il signor Voltaire mentre tante volte ti siedi al bar a parlare con un coglione qualsiasi.

Quindi forse il rimedio migliore contro il fastidio provocato da certi incontri è lasciar correre e dedicarsi a cose più interessanti, come le pagine di un bel libro. Più vado avanti e più penso che per molti versi i libri siano casa mia. Ogni tanto (…spesso?) mi concedo di farli diventare anche la mia trincea…

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