Andare altrove

Tanti anni fa, durante l’adolescenza, ho letto Castelli di rabbia di Alessandro Baricco, che mi piacque probabilmente molto più di quanto mi piacerebbe adesso. Eppure, anche se dopo tante pagine i miei gusti sono in una certa misura cambiati, pochi giorni fa mi sono trovata a ripensare a queste righe:

Nel senso che forse, sempre, e per tutti, altro non è mai, lèggere, che fissare un punto per non essere sedotti, e rovinati, dall’incontrollabile strisciare via del mondo. Non si leggerebbe, nulla, se non fosse per paura. O per rimandare la tentazione di un rovinoso desiderio a cui, si sa, non si saprà resistere. Si legge per non alzare lo sguardo verso il finestrino, questa è la verità. Un libro aperto è sempre la certificazione della presenza di un vile – occhi inchiodati su quelle righe per non farsi rubare lo sguardo dal bruciore del mondo – le parole che a una ad una stringono il fragore del mondo in un imbuto opaco fino a farlo colare in formine di vetro che chiamano libri – la più raffinata delle ritirate, questa è la verità. Una sporcheria. Però: dolcissima.

Pensavo ai motivi per cui si legge…

Io leggo da sempre. Soprattutto leggo per viaggiare, nello spazio e nel tempo, e mi immedesimo molto. Leggo per vivere altre vite e avventure che nella realtà non vivrei mai, leggo per andare sulla Luna e nella corte di Francia al tempo di Re Sole, leggo per trovarmi nella Russia invasa da Napoleone e per essere un paladino di Carlo Magno come Orlando, leggo per andare a passeggio nella Londra vittoriana e per indagare con Sherlock Holmes e il dottor Watson, leggo per perdermi nel deserto e incontrare un Piccolo Principe, leggo per imbarcarmi sul Pequod alla ricerca di una balena bianca, leggo per fare conversazione con Seneca e con Voltaire, leggo per andare dall’Inferno al Paradiso e per scoprire che per molti versi – almeno da turista – preferisco l’Inferno, leggo per sognare in una notte di mezza estate, leggo per andare a Mordor a buttare un anello incantato nel Monte Fato, leggo per incontrare i pirati della Malesia e ridacchiare insieme a Yanez che fuma la sua eterna sigaretta… Leggo per andare altrove. Per conoscere gente più interessante di quella che incontro normalmente e perché esplorare l’Isola del Tesoro è infinitamente più appassionante che lavorare in una banca.

BoyReading

Spesso penso di assomigliare al ragazzino di questa bellissima illustrazione di Norman Rockwell. E mi chiedo se, non avendo ormai più l’età di questo ragazzino, il mio leggere per andare altrove non sia soltanto un bellissimo passatempo, ma anche un po’ una fuga da una realtà che non mi piace tanto, da una quotidianità che in certi momenti non mi sta bene addosso, da alcune occasioni in cui non mi sento libera di essere chi sono e fare come voglio. Magari Baricco ha ragione: «si legge per non alzare lo sguardo verso il finestrino». Senza cadere in crisi esistenziali profonde, forse quasi per tutti la vita vera è almeno un po’ diversa dalla vita sognata, e leggere è uno dei tanti modi per difendersi, per resistere, per avere un rifugio. Io raramente mi sento a casa come quando ho tra le mani un libro che amo…

Queste righe però stanno prendendo una piega malinconica che non avevo previsto. Di recente almeno un paio di persone mi hanno aiutato a ricordarmi che si può sempre cercare una strada per cambiare quello che non ci piace, anche se non è detto che sia facile. Quindi non voglio che la storia del leggere per vivere altre vite diventi una scusa per evitare di impegnarmi e migliorare alcuni aspetti della mia, di vita.

Poi certo, per quanto impegno io ci possa mettere dovrò pure accettare che alcune cose vanno come vanno, io non posso influenzarle ma posso almeno cercare di non farmi venire il sangue amaro. Posso lasciar andare, come dicono i saggi. Che per me è la parte più difficile, dato che sono testarda. Ma pare che “crescere” significhi anche questo… A volte mi riesce meglio. Per quando mi riesce peggio, be’, ci sarà sempre un libro da qualche parte in cui rifugiarmi…

E voi? Cosa vi spinge a leggere?

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