I miei luoghi della memoria – Vaux le Vicomte

Qualche tempo fa, leggendo Due uomini buoni di Arturo Pérez-Reverte, ho trovato un brano che mi ha colpito:

…pensavo che c’è un esercizio affascinante, a metà strada fra la letteratura e la vita: visitare luoghi letti nei libri e proiettarvi, arricchendoli con la memoria da lettore, le storie reali o immaginate, i personaggi autentici o di finzione che in altri tempi li hanno abitati. Città, alberghi, paesaggi, acquisiscono un carattere singolare quando ci si avvicina ad essi con la testa piena di letture fatte in precedenza. In questo senso, cambia molto le cose percorrere la Mancia con il Chisciotte in mano, visitare Palermo avendo letto Il gattopardo, passeggiare per Buenos Aires con il ricordo di Borges o Bioy Casares, o camminare per Hirsalik sapendo che lì si trovava una cità chiamata Troia, e che sulle scarpe del viaggiatore si deposita la stessa polvere nella quale Achille ha trascinato il cadavere di Ettore legato al suo carro.

Immagino che ogni lettore abbia i suoi luoghi della memoria. I luoghi dove i suoi personaggi preferiti hanno vissuto e hanno compiuto imprese, realizzando (o subendo) il proprio destino.

Il mio luogo della memoria per eccellenza è Parigi. Credo che anche Mosca e San Pietroburgo sarebbero luoghi della memoria perfetti per me, con tutti i romanzi russi che ho letto e amato, ma siccome non ci sono mai stata, e a Parigi invece ci ho pure vissuto per un periodo… per il momento, vince Parigi. Intanto per i miei amati Moschettieri, e poi per I Miserabili e Jean Valjean. Camminare per Parigi per me è sempre stato anche un po’ sfogliare le pagine dei miei libri preferiti. Ricordo ancora quando un giorno di tanti anni fa, senza aspettarmelo, mentre andavo in biblioteca, mi trovai in Place du Général-Catroux di fronte a questa statua:

Statua Parigi

Ma guarda un po’, pensai, sembra proprio d’Artagnan. Immaginate la mia faccia quando scoprii di essere sbucata dalla metro proprio sul retro del monumento ad Alexandre Dumas… Quello era davvero d’Artagnan!!! Ero entusiasta come una bambina, e avrei voluto subito avere qualcuno a portata di mano per condividere la mia felicità. Siccome però ero da sola, dovevo accontentarmi di gioire silenziosamente: tirai fuori la macchinetta fotografica e immortalai la statua da tutti i possibili punti di vista! Ancora mi viene da sorridere quando ci ripenso…

Però ho anche un altro luogo della memoria: il castello di Vaux le Vicomte, che si trova a una cinquantina di chilometri da Parigi. Per chi non lo conoscesse, è questo qui:

Vaux le Vicomte

Si vede già dalla foto che è un posto bellissimo, no? A questo castello e ai suoi meravigliosi giardini si ispirò Luigi XIV per creare la reggia di Versailles.

La prima volta ci andai nel 2009. Avevamo preso l’audioguida in italiano e ricordo che a un certo punto, durante la visita, iniziai ad ascoltare una storia che curiosamente avevo l’impressione di conoscere già. Era la storia di Nicolas Fouquet, sovrintendente alle finanze durante il regno di Luigi XIV, che nel 1661 fu fatto arrestare con l’accusa (veritiera) di essersi impadronito indebitamente di ingenti somme di denaro pubblico, e che finì i suoi giorni incarcerato a Pinerolo… Perché diamine io conoscevo già la storia di un sovrintendente alle finanze della Francia del Seicento?! Mi ci volle un po’ di tempo per mettere a fuoco i ricordi. Che ovviamente risalivano di nuovo a Dumas. Perché fu d’Artagnan ad arrestare Fouquet, com’è raccontato nel Visconte di Bragelonne. Ma se quando leggevo (o meglio divoravo) la trilogia dei Moschettieri, anni prima, pensavo si trattasse solo di una storia inventata, a Vaux le Vicomte finalmente scoprii che d’Artagnan era esistito davvero, e davvero aveva fatto alcune delle cose raccontate dal buon Dumas. Fu una rivelazione! Da quando avevo letto per la prima volta i Moschettieri avevo sempre pensato che, dovendo scegliere, fra i personaggi letterari avrei voluto conoscere di persona Athos, Porthos, Aramis e d’Artagnan. Ecco, quella volta fu quasi come incontrare sul serio d’Artagnan! Ero felicissima. Sfortunatamente ero in gita con persone che non condividevano la mia passione per Dumas, e capii che spesso il lettore è destinato ad entusiasmi solitari…

Poi, qualche anno dopo, scoprii l’esistenza di un bel libro: Il castello di Vaux le Vicomte, di Anatole France (Sellerio, 2006, 128 pagine). Siccome avevo un meraviglioso ricordo della famosa gita, lo comprai subito, e devo dire che pochi colpi di fulmine letterari per me hanno avuto un esito migliore. L’ho riletto pochi giorni fa e mi piace sempre.

Anatole France racconta, con uno stile delicato e arguto che amo molto, le glorie e la caduta di Nicolas Fouquet, ambizioso sovrintendente alle finanze che come molti all’epoca (si pensi al Cardinal Mazzarino) approfittò della propria posizione per accumulare una fortuna, e che ebbe poi la sventura di dispiacere ad un re che, giovanissimo, decise di regnare senza delegare più tutte le incombenze ai suoi ministri.

Fouquet fu un personaggio dal fascino ambiguo: amò il bello e le arti, si circondò di poeti come Corneille e La Fontaine e fu il loro mecenate, collezionò libri, collezionò amanti, visse nel lusso e offrì ai suoi amici, e alla corte di Francia, feste sfarzosissime e sorprendenti. E se una vita così riassunta può sembrare sfavillante sì, ma superficiale, bisogna aggiungere che gli amici gli rimasero fedeli anche nella disgrazia: Pellisson dalla Bastiglia scriveva per difenderlo; La Fontaine gli dedicò una bella Elegia e, quando Fouquet fu imprigionato provvisoriamente nel castello di Amboise, non potendo entrare a trovarlo nella cella, restò a lungo a fissarne la porta da fuori. Questo sicuramente testimonia la nobiltà d’animo degli amici di Fouquet, tuttavia penso che testimoni anche quella di Fouquet stesso, perché gli amici non restano fedeli ai potenti che cadono, se il loro unico merito è quello d’essere stati potenti.

Certo, Fouquet non può in ogni caso essere giustificato: «e come avrebbe potuto esserlo fintanto che esistevano poveri in Francia?», scrive Anatole France. Ma comunque avverte: «i posteri, per quanto si dica, non giudicano in maniera equanime, perché quand’anche imparziali restano indifferenti; liquidano in modo superficiale i  processi dei defunti che vengono loro sottoposti».

Domani parto per Parigi, starò via una settimana. E tornerò, dopo… oh mamma mia, dopo sette anni (ma come hanno fatto a passare così in fretta?!) a Vaux le Vicomte. Non penserò a giudicare Fouquet; direi che penserò piuttosto a godermi un posto bellissimo, che quasi quattrocento anni fa appartenne a un uomo che fu prima molto fortunato e poi molto sfortunato. Immaginerò di tornare indietro nel tempo e di partecipare a una delle sue meravigliose feste, d’intrattenere brillanti conversazioni con i poeti che gli furono amici, di passeggiare per i giardini in compagnia delle sue amanti, di conoscere il re che lo condannò e d’Artagnan, che lo arrestò…

E così, leggere è viaggiare, non sono certo io la prima a dirlo. Ma ho scoperto anche un’altra cosa: leggere certi libri rende vivi certi luoghi. Alcuni luoghi ci parlano perché abbiamo letto delle loro vite precedenti, delle loro vite alternative.

E voi? Quali sono i vostri luoghi della memoria? Quali città, castelli, giardini, strade, paesi… vi parlano?

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